domenica 7 aprile 2013

Ma santo Coelho!

L’asino e il contadino (P. Coelho)

     "Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell'asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma, dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l'asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla, e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide, L'asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice."

A questo punto, ho pensato: ma allora qualcosa di carino è riuscito a scriverlo anche Coelho? Poveretto, voglio dire, almeno venti venticinque euro di quel che ha guadagnato nella sua vita saranno stati meritati.
No. Perché il prolifico mercante di sillabe, preoccupato che forse qualche oloturia fra le meno dotate non fosse arrivata a cogliere il prezioso messaggio adombrato dalla metafora, si sente in dovere di procedere ad una pedissequa esegesi delle profonde allegorie filosofiche, esibendo tutto il paziente sussiego del milionario che ha capito quanto siano importanti i milioni.

     "Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci. 
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema."


Mi chiedo perché non abbia incluso anche un'illustrazione in AutoCAD del lavoro svolto dall'asino per emergere dal pozzo.



mercoledì 3 aprile 2013

A un certo punto, mi sono detto...

...ma perché farsi tanti scrupoli? Ricominciamo a pubblicare su questo blog, foss'anche roba di pessimo gusto.


giovedì 5 gennaio 2012

Saldi.

Ho scoperto i saldi da almeno un paio d'anni, però continuo a non capire cosa siano, e soprattutto perché si chiamino così; ma, ogni volta che finiscono, mi rimane l'amara sensazione di aver perduto per sempre occasioni favolose.

venerdì 23 dicembre 2011

Il lungo viaggio.

Non è che questo blog sia fermo, intendiamoci. Questo blog continua, solo che lo fa dentro di me; perché, come dimostro oggi, quello che altrimenti verrebbe fuori non ha utilità alcuna.
Appena posso, riparto con le mie storie sarcastiche: promesso. :)




lunedì 13 giugno 2011

Avevo uno scopo.

Con questo fumetto non intendo alimentare il culto della mia propria eccentricità agli occhi degli occasionali lettori, pratica tanto consueta quanto molesta nel mondo dei blogger: se escludiamo la fondazione di un culto politeista e pochi altri episodi del genere, ho avuto anzi un'adolescenza piuttosto ordinaria. Inquinata però dall'erronea convinzione che tutte le cose dovessero essere fatte per un motivo; e che, se un motivo non si trovava, fosse perfettamente lecito un ulteriore sforzo immaginativo.

























mercoledì 11 maggio 2011

Breve lezione di economia.

L'economia è una cosa seria: non perché sia ragionevole in sé, intendiamoci, ma la sua ingerenza nella vita quotidiana è tale che nessuno possa permettersi di snobbarla senza passare da poser.
È purtroppo vero, però, che le sue leggi appaiono ermetiche e contraddittorie a quanti vi si accostano senza la dovuta preparazione. Io questa preparazione la possiedo, assieme ad una spiccata vocazione filantropica: è perciò con la speranza di poter contribuire al progresso culturale dei miei contemporanei che pubblico questa breve lezione illustrata.

















































lunedì 4 aprile 2011

Lasciarsi.

Io sono un relativista: però so che esistono modi giusti e modi sbagliati per fare le cose, definiti tali in relazione a come riescono a conseguire il risultato prefisso.
Più estesamente, esistono persone buone e persone cattive, e queste ultime impiegano di preferenza i modi che ho sopra definito sbagliati. Si obietterà che la cattiveria può anche rappresentare una virtù, nel mio universo relativista; ma le persone più cattive che ho conosciuto spesso non avevano altro talento che una peculiare limitatezza d'orizzonti: non richiede alcuna abilità danneggiare il prossimo, quando non si sia in grado di considerarlo in tutta la sua umanità, ma solo come un'appendice delle proprie esigenze.
Detto in parole povere, perché tutti possano capirmi: la mia tesi è che le persone cattive siano stupide.

Sono cattivo a pubblicare questo fumetto?
Me lo chiedo, sforzandomi di non considerare il fatto che lo leggeranno in cinque; perché la cattiveria prescinde dall'eco delle proprie azioni, altrimenti un assassinio senza testimoni sarebbe un gesto incolpevole.
Può darsi che io mi prefigga l'obiettivo di ottenere minacce e ritorsioni, magari sotto forma di segnalazioni od intrusioni nei miei account privati; nel qual caso non mi si potrebbe accusare di cattiveria (al massimo di megalomania), ma occorrerebbe riconoscere che mi sono comportato piuttosto bene.

D'altra parte, rimane il legittimo dubbio che io abbia raccontato una vicenda di fantasia; e che nessuno dei personaggi qui citati sia mai esistito.
Incluso, naturalmente, mio nonno.





lunedì 28 marzo 2011

I rischi del fumo.

Io, quando sono in treno, mi sento d'animo lirico. Vorrei parlare di nomadismo, d'amore, di inutili malesseri esistenzialisti... ma, ogni volta, qualcosa d'importante finisce per distrarmi.
Stavolta è toccato a un medico, che mi ha esposto con grande rigore scentifico i rischi del fumo.





















































































sabato 12 marzo 2011

Tra il bene e il male c'è di mezzo il mare.




















Bene, male: non è questo il punto.
Ho trentatré anni, l'età in cui si è pronti - volendo - anche per diventare dei messia; figuriamoci se non sono in grado di discernere tra un disegno fatto bene ed uno fatto male. Sono abbastanza intelligente, aggiungerei, persino per discernere tra un disegnatore di talento e uno... di nessun talento.
Ma non è questo il punto, dicevo.
Il punto è disegnare, fuori da ogni retorica: mi riferisco al meccanico procedimento con cui s'inseguono le idee sulla carta, al gesto di tirar linee ed indugiare in nere macchie, che tanto è familiare a chi disegna da non meritare alcuna riflessione. La nuda astrazione del disegno, tanto più libera quanto più dimentica della mano che esegue (e specialmente del cervello che, all'altra estremità del filo, tutto silenziosamente manovra) è in sé lo scopo - oltre che il mezzo - di questa egoistica fuga dal tempo presente. Il quale, per sua stessa natura alieno e odioso, altro non è che il necessario approdo tra un viaggio e il successivo.
Gli antichi chiamavano tutto questo: fanculo.
Ed io credo che avessero ragione.

mercoledì 9 marzo 2011

Zack!

Dopo aver riprovato, e per l'ennesima volta rinunciato, a farmi crescere i capelli, la sensazione di libertà e leggerezza seguite al fatidico passaggio di macchinetta che ha posto fine a mesi di faticosa pazienza mi hanno portato a riflettere sulla vanità della vanità della vanità.
Sveglio al termine di un lungo sonno di fatica, scopro ancora una volta di aver portato il giogo di responsabilità immaginarie: che è un altro modo per dire che, con quella ciotola di capelli ispidi in testa, facevo proprio cacare.









lunedì 7 marzo 2011

Diseducazione sessuale.

Fantasticherie di natura poco più che abietta, condotte sul sottofondo sincopato d'un bel viaggio in treno.
Funziona press'a poco in questo modo: io attacco col voler disegnoscrivere una cosa e subito ne viene fuori un'altra, che a sua volta ne tira fuori altre due, e così via a cascata.
Per cui, quando alla fine rileggo tutto, mi chiedo sempre se abbia espresso la mia opinione su qualcosa (e, in questo caso, su cosa) o se sia stato semplice spettatore di un processo estraneo.
In entrambi i casi, è stato un bel modo di passare il tempo.

lunedì 28 febbraio 2011

Anch'io spio.

Lo faccio sempre: ho uno spirito d'osservazione e una memoria visiva che molto hanno da invidiare a quelli delle cozze, ma mi capita di appuntarmi su dettagli ininfluenti e lasciare ch'essi titillino la macchina dei pensieri spontanei.
Confesso che mi diverto a giudicare il prossimo, proprio come consiglia la Bibbia, ma mi sta bene anche di essere giudicato; spero anzi che su altri blocchetti (o su altri blogghetti) qualcuno metta alla berlina le mie debolezze.
Il mondo ha un disperato bisogno di voyeur.

MetaPub.

Una cosa deve essere chiara: io lo faccio per puro divertimento. Senza sottintesi, senza alcuna pretesa di coerenza, e soprattutto libero dalla necessità di piacere ad alcuno.
Perché, quindi, pubblicare questa roba su internet? Possono queste pagine scritte a caso e disegnate storte innalzare la media qualitativa del web? Lo faranno sicuramente, ma non è questo il punto.
Fino a qualche anno fa esisteva il MetaPub: era un luogo nel quale incontrare gli amici e bere un paio di birre, sfogliando nel frattempo blocchetti pieni di disegni e riflessioni. Le riflessioni erano spesso paradossali, il che non vuol dire che fossero false; e i disegni spesso buffi, ma raramente idioti.
Adesso che siamo tutti sparpagliati, del MetaPub rimane solo il concetto - esteso però a comprendere tutti i parlanti la mia lingua che capiteranno da queste parti, e decideranno di fermarsi per un boccale.
Offre la casa.


mercoledì 12 gennaio 2011

Forza, patetica Italia.

In Italia c'è chi ancora crede che sia possibile toglierlo di mezzo politicamente, o attraverso la magistratura. Quotidiani come La Repubblica, o settimanali come Internazionale, lo dipingono come un leader ormai indebolito, assediato, privato del supporto dei suoi alleati e prossimo alla disfatta.
Da anni.
Chi scrive questi articoli è in mala fede, oppure è un mentecatto.
Chi crede a questi articoli, invece, è sicuramente un mentecatto.

La verità, vi piaccia o no, è che lui ha vinto. E vincerà ancora.
A noi non rimane che odiarlo, e consolarci al pensiero del giorno (spero non lontano) in cui potremo sfoggiare magliette come questa:

domenica 12 dicembre 2010

Perché la gente fa schifo?

"Riaffiorò il ricordo del padre. Dal momento in cui l'aveva visto indietreggiare davanti a due ragazzi di dodici anni, lo aveva immaginato spesso in questa situazione: è su una nave che affonda; le scialuppe di salvataggio sono poche e non ci sarà posto per tutti; perciò in coperta c'è una ressa furibonda. Il padre in un primo momento fugge con gli altri verso la murata, ma quando vede che tutti si urtano, pronti a calpestarsi, e quando infine una signora furiosa lo colpisce con un pugno perché lui le impedisce di passare, improvvisamente si ferma e poi si mette in disparte. E alla fine resta a guardare, mentre le scialuppe stracolme di gente che urla e bestemmia calano lentamente tra le onde burrascose.
     Che nome dare all'atteggiamento del padre? Vigliaccheria? No. I vigliacchi temono per la loro vita e quindi per la vita sanno anche battersi furiosamente. Nobiltà? Di questa si sarebbe potuto parlare se avesse agito così per riguardo verso il prossimo. Ma Agnes non credeva in questa motivazione. Di che si trattava dunque? Non sapeva rispondere. Di una sola cosa era sicura: su una nave che affonda e dove è necessario battersi con altra gente per poter salire sulle scialuppe di salvataggio, il padre sarebbe stato condannato a morte in partenza.
     Sì, questo era certo. La domanda che ora si poneva era la seguente: suo padre provava odio per la gente della nave, così come lei lo aveva provato per la motociclista o per l'uomo che l'aveva derisa perché si copriva le orecchie? No, Agnes non riesce ad immaginare suo padre capace di odiare. L'inganno dell'odio sta in questo, che ci lega al nostro avversario in uno stretto abbraccio. Qui sta l'oscenità della guerra: l'intimità del sangue reciprocamente mescolato, la lasciva vicinanza di due soldati che si trafiggono guardandosi negli occhi. Agnes era certa che proprio quell'intimità faceva ribrezzo al padre. La ressa sulla nave gli ripugnava a tal punto che preferiva annegare. Trovarsi a contatto fisico con uomini che cercano di spingersi via l'uno con l'altro e di mandarsi a morte a vicenda gli sembrava molto peggio che finire la vita da solo nella limpida purezza delle acque."

(Milan Kundera, "L'immortalità")